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	<title>Il Blog di Agrilinea</title>
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		<title>2 luglio 2009 &#8211; Diretta Talk-Show &#8211; &#8220;Cooperazione&#8230; che passione&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:20:40 +0000</pubDate>
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		<title>27/05/2009 &#8211; In diretta da Brindisi &#8220;Valori e valore dell&#8217;olio italiano&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 08:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agrilinea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sintesi degli interventi Frank Terhorst, amministratore delegato Bayer CropScience. &#8220;La nostra strategia si basa su due pilastri: il primo è quello dell’innovazione e ricerca, da più di 100 anni Bayer mette sul mercato prodotti per produrre prodotti di qualità e salubri. Il secondo pilastro, quello più recente, sono gli investimenti nella comunicazione “per fare sistema”. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=259&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agrilinea.tv/direttatv/27mag09-bayer-brindisi/" target="_blank"><img class="alignnone" title="Diretta" src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/27mag09-bayer-brindisi/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /></a></p>
<p><strong>Sintesi degli interventi</strong></p>
<p><strong>Frank Terhorst</strong>, amministratore delegato Bayer CropScience. &#8220;La nostra strategia si basa su due pilastri: il primo è quello dell’innovazione e ricerca, da più di 100 anni Bayer mette sul mercato prodotti per produrre prodotti di qualità e salubri. Il secondo pilastro, quello più recente, sono gli investimenti nella comunicazione “per fare sistema”. Siamo convinti che dobbiamo avvicinare l’agricoltura al consumatore, collegamento che negli ultimi anni si è un po’ perso. In questo momento difficile di crisi con l’innovazione e la comunicazione riusciamo a dare qualcosa in più anche all’olio italiano&#8221;.</p>
<p><strong>Giuseppe Ferro</strong>, Regione Puglia. &#8220;Fra gli strumenti messi a disposizione dalla Regione il regolamento sul miglioramento qualità dell’olio di oliva e l’istituzione dell’enoteca e olioteca nazionale, che avrà la sede legale a Bari. C’è poi la legge sugli agriturismi e sulle masserie didattiche, che si collegano al Piano di sviluppo rurale&#8221;.</p>
<p><strong>Mons. Marcello Sànchez Sorondo</strong>, Accademia Pontifica delle Scienze. &#8220;Se Cristo ha scelto come materia di sacramento il pane, il vino e l’olivo qualcosa di straordinario devono avere. In un momento di crisi economica e dell’alimentazione, il ritorno all’ulivo, con la sua tradizione, può essere un contributo fondamentale e una soluzione per questo problema. Questo ritorno alla terra e alla natura con tutti gli strumenti dell’intelligenza dell’uomo può essere un’icona e un cammino per arrivare a un mondo più giusto e solidale, dove tutti possono cibarsi. Questo libro è la cosa migliore pubblicata sull’ulivo fino ad ora. Ulivo pianta che è capace di rinascere, è ecologica, ama il sole e consuma poca acqua. E’ uno stimolo importante per la rinascita dell’agricoltura e un ritorno alla terra&#8221;.</p>
<p><strong>Paolo Bruni, </strong>vice-presidente<strong> </strong>Cogeca. &#8220;Con l’agroalimentare siamo riusciti a prendere il posto anche della moda nel mondo. Libro che mette insieme storia, tradizione, etc. ci trasfonde tutta una serie di notizie che fa sì che l’agroalimentare, in questo l’olio, diventi un caso di eccellenza. Olio emblema e cultore della dieta mediterranea, decantata in tutto il mondo per le sue proprietà uniche nell’ambito salutistico. Un olio che non ha pari in tutto il mondo perchè proprio per la sua diversità: sono 350 le varietà di uliveti che esistono nel nostro Paesi, rispetto a 16 che ci sono in Spagna, sono 40 le Dop e Igp in Italia, rispetto alle 6 in Spagna. Perché con tutte queste eccellenze, allora nella concorrenza a volte soccombiamo rispetto alle produzioni spagnole? Sono problematiche che dobbiamo risolvere. Le strutture organizzate, la cooperazione, sono una possibilità per dare più valore all’azienda agricola che da solo, con le proprie forze, anche se produce prodotti di eccellenza, non potrebbe riuscire a raggiungere il mercato. La Cantina Due Palme, dove siamo oggi ospitati, è un fiore all’occhiello per la struttura che presiedo: mille soci, 2mila ettari a vigneto, questa cooperativa è la prova provata che anche nel Mezzogiorno si può vincere quando ci sono idee e uomini capaci di portare avanti obiettivi ambiziosi. Questa è la forza della cooperazione e questo è quello che dobbiamo riuscire a fare anche nel settore dell’olio. Se in Italia ci fosse una struttura olivicola forte, oggi i maggior brand non sarebbero nelle mani spagnole&#8221;.</p>
<p><strong>Ranieri Filo della Torre, </strong>direttore Unaprol, Consorzio Olivicolo Italiano. &#8220;Stiamo vivendo una crisi anomala: i consumi crescono ma i prezzi diminuiscono. Concentrazione monopolistica che c’è stata negli ultimi anni che ora stiamo pagando. Anche in questo settore occorre avere una strategia, compattezza di filiera importante, maggiore trasparenza del mercato. Abbiamo finalmente dal 1° luglio la legge dell’obbligo dell’etichetta della materia prima, una legge per cui ci siamo battuti. Un discorso importante è poi quello dei controlli: non è possibile che questo settore sia inflazionato da imitazioni. Dobbiamo riprenderci il futuro, i valori e i valore dell’olio italiano&#8221;.</p>
<p><strong>Daniele Tirelli, </strong>Università degli Studi di Pollenzo (CN). &#8220;Il consumatore pur manifestando una maggiore consapevolezza circa lo stretto rapporto che esiste tra alimentazione e salute non ha ancora sufficienti conoscenze per scegliere un “buon olio. Come lo conferma una recente ricerca quantitativa sui consumatori di olio, da cui emerge che finalmente gli italiani hanno acquisito il concetto dell’olio extravergine di oliva, che vuole dire un olio di qualità superiore in maniera però indefinita. Se chiediamo qual è il fattore che guida la scelta, vediamo che è il prezzo che diventa la variabile determinante: solo una piccola parte di italiani riconosce un valore economico superiore alla media. La cultura dell’olio è ancora carente. I consumatori italiani sebbene motivati in primo luogo dal prezzo, in virtù delle dilaganti promozioni, cominciano in una parte consistente a richiedere gusto e qualità. L’acquisto sempre più preponderante nelle catene di distribuzione moderna ne condiziona ovviamente il rapporto qualità-prezzo, pur sussistendo una percentual non trascurabile del mercato soddisfatta dall’acquisto nei frantoi. La natura di “commodity” dell’olio d’oliva ha fatto sì che la sua cultura di consumo sia fortemente distorta e penalizzata da una serie di stereotipi. Idee sbagliate e preconcette relative ad esempio alla “prima spremitura” o alla “spremitura a freddo” sono indice della grande distanza tra frantoio e consumatore. C’è dunque l’esigenze di ricostruire il marketing di questo prodotto e costruire un percorso virtuoso come quello del vino&#8221;.</p>
<p><strong>Renzo Angelini, </strong>direttore Marketing e Technical Management di Bayer CropScience. &#8220;Un vivo ringraziamento va agli 85 autori, appartenenti al mondo delle Istituzioni, della ricerca, della filiera e della comunicazione. Insieme sono riusciti a trasmettere, con un linguaggio accessibile a tutti, le infinite chiavi di lettura di questa coltura e del suo eccellente prodotto; dal ruolo sociale, territoriale dell’olio alle potenzialità economiche e salutistiche. Questa sinergia di contributi permette di trasferire al consumatore ancora una volta tutte le conoscenze su questo importante alimento italiano prodotto naturalmente di cui ancora oggi è dimostrata una scarsa conoscenza. Con l’iniziativa editoriale “Coltura&amp;Cultura” intendiamo rispondere a un&#8217;esigenza molto sentita dai consumatori italiani  emersa da una ricerca di Eurisko in collaborazione con l&#8217;Università di Milano: il 71 per cento degli intervistati vorrebbe consumare prodotti italiani, ma nello stesso tempo l&#8217;81 per cento lamenta di conoscere poco o nulla di quanto succede in campagna fino al momento in cui l&#8217;ortofrutta, in particolare, arriva sulla tavola. E’ importante infine avere interlocutori preparati e credibili ai quali fare riferimento per avere una corretta informazione&#8221;.</p>
<p><strong>Bruno Romano, </strong>Università degli Studi di Perugia. &#8220;L’olivo, <em>Olea europaea,</em> e l’unica specie delle 600 appartenenti alla famiglia delle Oleaceae ad avere un frutto che può essere consumato direttamente, le olive da tavola, o avviato a trasformazione (olio di oliva). L’olivo e pianta arborea sempreverde di media grandezza che in certi casi puo pero raggiungere e superare, a seconda della cultivar, dell’ambiente e delle condizioni colturali, anche i 15 m di altezza e il diametro di 1,5-2 m. Come albero mediterraneo originario di un clima subtropicale secco, l’olivo risulta molto adattato a condizioni ambientali estreme, come la siccità e la temperatura elevata&#8221;.</p>
<p><strong>Sandro Vannucci, </strong>Giornalista RAI. &#8220;L’ulivo ha accompagnato l’uomo da sempre. È più difficile stabile quando è iniziata la produzione di olio. La domesticazione dell’olivo è cominciato quando è cominciata la civiltà. All’inizio era una cosa molto preziosa: per gli egiziani era fondamentale per la mummificazione e poi per ungere i re. Non se ne produceva tantissimo. In seguito si utilizza per la pulizia del corpo e l’illuminazione. Ma il momento d’oro dell’olio e nella Grecia classica: la dea Atena ha offerto l’ulivo al popolo come segno di pace. L’olio non rivestiva  un’importanza per l’alimentazione. Veniva dato in premio al vincitore delle Olimpiadi in grandi quantità. L’uso dell’olio invade il Mediterranneo, a Sud lo portano i Fenici, a Nord lo portano i Greci. Ma in Italia lo portano gli Etruschi, che poi lo passano ai Romani. Sono diversi i grandi agronomi romani che ne parlano. Sono stati loro per primi a capire la grande importanza dell’olio nell’alimentazione. I romani fanno olio, e lo fanno benissimo, andando alla ricerca della qualità. L’olio è sempre costato molto, solo adesso costa di meno&#8221;.</p>
<p><strong>Luigi Caricato, </strong>Teatro Naturale. &#8220;La simbologia è nutrita. Nel libro ho scritto che l’olio ha anche un anima. Abbiamo la certezza che c’è una parte, l’1-2 per cento dei componenti minori, che fa la differenza nell’olio di oliva. L’olio non è soltanto un corpo liquido, bisogna cercare di coglierlo nelle sue evidenze più culturali. Tanti i linguaggi che hanno permesso all’olio di venire in evidenza rispetto ad altri grassi. Tutti i popoli del Mediterrano hanno acquisito la civiltà anche grazie all’olio. Il nostro compito è quello di veicolare questa coltura. L’Italia è un paese fondato sull’olio: il simbolo stesso della Repubblica Italia è un ramo d’ulivo. E diverse religioni hanno fondato sull’olio e l’ulivo la loro forza espressiva&#8221;.</p>
<p><strong>Mons. Michele Seccia, </strong>Diocesi di Teramo-Atri. &#8220;Nella Bibbia sono oltre 70 le citazioni su olio e oliva. La prima volta che la Bibbia parla dell’ulivo, lo troviamo in bocca alla colomba mandata da Noè: sta a rappresentare l’alleanza fra Dio e l’uomo. Nei libri profetici è significativo poi  che l’ulivo diventa simbolo del popolo d’Israele. Nella religione cattolica, l’olio rappresenta il sacro crisma, il segno della consacrazione. A questa unzione è connessa una particolare dignità della persona o dell’oggetto unto&#8221;.</p>
<p><strong>Alfonso Germinario, </strong>Agronomo. &#8220;La Puglia di oggi non è altro che le Puglie di ieri, chiamate così perché si differenza per tre macro are: la terra di Bari, il Salento e la Daunia, ognuno con diverse caratteristiche paesaggistiche. L’ulivo e l’olio rappresenta l’economia di questa regione. La varietà più in voga è la Coratina e in questo libro per la prima volta si palerà della storia di questa varietà&#8221;.</p>
<p><strong>Enzo Perri </strong>CRA-OLI, Cosenza. &#8220;La Calabria è la seconda regione olivicola italiana, conta 33 milioni di ulivi, molto importante per la povera economia del territorio. L’ulivicoltura calabrese si è sviluppata a partire dal 18° secolo. Dal punto di vista paesaggistico è molto suggestiva, esistono infatti molti ulivi plurisecolari. E’ un paesaggio unico al mondo. E’ però una terra dei dilemmi: assistiamo  a questo paesaggio meraviglioso che però deve essere valorizzato e tutelato, la regione necessita di un rinnovamento dell’ulivicoltura&#8221;.</p>
<p><strong>Dario Cartabellotta, </strong>Assessorato all’Agricoltura e Foreste, Regione Sicilia. &#8220;Abbiamo 8 Dop in Sicilia. Negli oli siamo riusciti a dare una multifunzionalità agronomica. La rivoluzione l’hanno fatto i nostri produttori imbottigliatori che sono riusciti a trasformare l’olio da commodity a un prodotto di valore. Ci aspettiamo che ora i consumatori cambiano atteggiamento&#8221;.</p>
<p><strong>Claudio Di Vaio, </strong>Università “Federico II” di Napoli. &#8220;In Campania la tradizione dell’olio è millenaria. Abbiamo oltre 70mila ettari con una produzione di 2,5 milioni di quintali. In Italia siamo la 6° regione produttrice di olio. L’olivicoltura è prevalentemente di collina, e questo assegna all’olio oltre una funzione produttiva anche una funzione paesaggistica e di difesa del territorio. La regione può contare su un’ampia base varietale, 66 varietà, presenti in tutte le province, da cui si ottengono oli con una spiccata tipicità. Contiamo 3 Dop. Si coltiva anche nell’isola di Capri, che viene coltivato a terrazze che ben si inserisce in questo territorio e spesso viene associato al limone&#8221;.</p>
<p><strong>Rita Biasi ,</strong>Università degli Studi della Tuscia, Viterbo. &#8220;Nel Lazio l’olivicoltura si identifica con il paesaggio e conta 90mila ettari. Oggi si tende a individuare due tipologie di ulivicoltura: tipologia intensiva e quella tradizionale, definito promiscuo, che si inserisce fra le altre colture, che è quello più prevalente. Non mancano poi gli ulivi secolari distribuiti su tutto il territorio&#8221;.</p>
<p><strong>Luca Sebastiani, </strong>Scuola “Sant’Anna” Studi Universitari e Perfezionamento, Pisa. &#8220;La Toscana conta 95mila ettari ed è  la dimostrazione che si può coniugare l’aspetto paesaggistico con quello della coltivazione. In Liguria invece abbiamo 37mila ettari con 23mila aziende, dunque molto frammentata. Terreni in pendenza dunque bisogna intervenire con i terrazzamenti. È un’olivicoltura eroica con alti costi di gestione e un paesaggio fragile. Esistono paesaggi spettacoli, l’olivicoltura spesso degrada sul mare e l’ulivo si trova accanto a strutture storiche e dunque è fruibile&#8221;.</p>
<p><strong>Tiziano Caruso, </strong>Università degli Studi di Palermo. &#8220;Il germoplasma è la diversità genetica delle varietà di uliva e la sua importanza è fondamentale. Nonostante l’ulivo sia stato oggetto di attenzione dell’uso per uso industriale e alimentare da tempi antichissimi, ci è pervenuto un germoplasma intenso che ha trovato nel nostro territorio la possibilità per svilupparsi. L’Italia è la culla del germoplasma dell’oliva, lo dimostrano le tantissime varietà di ulivo&#8221;.</p>
<p><strong>Maurizio Servili, </strong>Università degli Studi di Perugia. &#8220;I due aspetti chiavi sono la peculiarità compositiva e qualità degli oli extravergini. Quando si pensa all’extravergine, si pensa al topo della qualità in realtà non è così. La tecnologia di estrazione è semplice ma è “terribile” nella sua semplicità: se lavoro male le olive distruggo la qualità del prodotto. Tutte le fasi di lavorazione sono critiche. L’innovazione tecnologiche sono andate di pari passo con la qualità dell’olio. Non dobbiamo avere paura dell’innovazione, ma bisogna seguirla&#8221;.</p>
<p><strong>Giovanni de Gaetano, </strong>Università Cattolica del Sacro Cuore di Campobasso. &#8220;Nella ricerca “Moli-Sani” stiamo studiando 25mila persone in Molise per una grande fotografia del 2000 per i rapporti tra l’alimentazione e salute. L’alimentazione è forse il modo migliore per garantire la nostra salute, soprattutto quella tipica delle nostre zone. L’olio d’oliva ha delle caratteristiche per la salute molto interessante: ha un acido grasso per cui non è pericoloso per le nostre arterie, e contiene i polifenoli, tra cui l’acido gallico. L’olio d’oliva contiene alcune delle stesse sostanze presenti nell’aspirina, che alcuni studi hanno dimostrato faccia bene al cuore. Uno studio effettuato in Grecia, dove l’olio è parte integrante della dieta, dimostra che aderendo a questa dieta si muore circa un quarto di meno. Non perdiamo questa grande opportunità per la salute. L’olio non è un elemento simbolo ma dà significato, mette insieme, tutta la dieta mediterranea&#8221;.</p>
<p><strong>Tonino Zelinotti, </strong>SISSG, Società Italiana Studio Sostanze Grasse. &#8220;Olio di oliva vergine, ottenuto dalle olive con processi meccanici, viene definito anche per le sue caratteristiche sensoriali. L’unico prodotto agroalimentare che richiede un esame organolettico. L’analisi è condotta da un gruppo di assaggio, chiamato “panel”, professionisti di provata esperienza. La procedura di assaggio è basta su aspetti gustative e olfattivi e permette di individuare gli attributi positivi e negativi&#8221;.</p>
<p><strong>Aldo Corsetti, </strong>Università degli Studi di Teramo. &#8220;Olivicoltura da mensa italiana vanta una tradizione millenaria. Le olive da tavola vengono trasformate con tecnologie che attingono a remota tradizione, col tempo avviate su basi moderne e validate su un piano più strettamente scientifico. Le olive da tavola, durante i trattamenti di processo, possono andare incontro a fenomeni alterativi che interessano la consistenza del frutto, le sostanze aromatiche prodotte, il colore e il sapore&#8221;.</p>
<p><strong>Giovanni D’Agostinis, </strong>Università degli Studi di Ferrara. &#8220;L’olio di oliva viene percepito come un autentico toccasana, non solo come alimento ma anche come cosmetico. Aspetto che è stato confermato già da tempo. Basti pensare che Cleopatra usava moltissimo l’olio di oliva. Questo prodotto viene descritto anche nell’Odissea: gli eroi omerici si frizionavano con olio di oliva prima delle battaglie. Fino al ‘700 fu l’olio di oliva era l’elemento principe che veniva utilizzato nei profumi. È un prodotto altamente compatibile con la nostra cute. Molte ditte italiane hanno sposato questo connubio con l’olio di oliva, strasformando il cosmetico in un prodotto sano&#8221;.</p>
<p><strong>Gervasio Antonelli </strong>Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. &#8220;L’olio è un prodotto sottovalutato dal mercato. Dobbiamo trovare le strade per meglio valorizzarlo. E’ aumentata la produzione trainata da una forte espansione della domanda, cambiato il ruolo dei paesi di consumo anche a seguito di dinamiche diverse. È cresciuto sul mercato il peso dei nuovi paesi produttori, che determina un’accresciuta concorrenza sia sul mercato interno che estero. Su questo mercato premia la qualità e quindi è importante richiamare come l’olivicoltura italiana che ha nella qualità un suo punto di forza, ha dunque un vantaggio. Il consumatore nel corso degli anni è diventato più esigente, attento alla qualità. L’olivicoltura italiana si colloca su uno scenario molto più competitivo, dove gli elementi chiave sono la qualità e le strategie di marketing. La qualità diventa premiante sul mercato solo se percepita dal consumatore, altrimenti questi si affiderà a segnali più accessibili e meno costosi, quali il prezzo e la notorietà della marca. Un altro aspetto su cui occorre lavorare è quello della valorizzazione delle componenti materiali e immateriali che compongono a concorrere la qualità&#8221;.</p>
<p><strong>Ranieri Filo della Torre, </strong>UNAPROL, Consorzio Olivicolo Italiano. &#8220;L’Italia è il mondo delle Dop. Anche per l’olio di oliva il nostro paese ha il più alto riconoscimento. L’Italia è  Leader europea dei prodotti del territorio. Dopo significa aderire a un disciplinare, avere dei parametri più restrittivi, qualità sensoriali maggiori, essere certificati da un ente terzo. Rappresenta anche una remunerazione importante sul piano economico. E’ importantissimo fare azioni di marketing: informare il consumatore che deve essere educato a riconoscere questa qualità&#8221;.</p>
<p><strong>Enrico Lupi, </strong>Associazione Città dell’Olio. &#8220;Abbiamo sposato la mission di individuare l’olio di oliva con il territorio. La battaglia per la valorizzazione del prodotto, anche sul lato economico, va su due versanti: nei riguardi del consumatore che va informato, e sul fronte europeo, dove pesa la sproporzione dei paesi dell’ex blocco sovietico. Si ripropone con maggiore forza l’idea di creare una Federazione euro mediterranea per propugnare le tesi di valorizzazione dell’olivicoltura come civiltà. Dato che nel  2010 si terrà l’area di libero scambio nelle zone del Mediteranneo, sembra il momento giusto per creare questa sinergia&#8221;.</p>
<p><strong>GianFrancesco Montedoro </strong>Università degli Studi di Perugia. &#8220;Posso dire che gli obiettivi di BayerCropscience sono stati raggiunti, quando si parla di innovazione che aiuta a mantenere una visione naturalistica dell’olio. Stiamo assistendo a un’evoluzione dei profili qualitativi dell’olio,se anche i romani li avevano individuati non basandosi su aspetti scientifici oggi quegli elementi sono stati individuati e sono portatori di messaggi che hanno comportato il grande sviluppo mondiale dell’olio. Grazie a questo testo ciascuno può seguire questo percorso&#8221;.</p>
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		<title>29 aprile 2009 &#8211; TALK-SHOW Agrilinea &#8220;La sicurezza alimentare parte dal campo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 08:26:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.agrilinea.tv/direttatv/29apr09-studio/" target="_blank"><img src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/29apr09-studio/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca per la pagina della diretta</p></div>
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		<title>9 aprile 2009 &#8211; TALK-SHOW Agrilinea: &#8220;Il valore del Marchio&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 08:10:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.agrilinea.tv/site/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=254&amp;Itemid=91" target="_blank"><img title="Clicca per la pagina della diretta" src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/9apr09-studio/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca per la pagina della diretta</p></div>
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		<title>4/3/2009 &#8211; In diretta da Pavia: &#8220;Il riso è vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 10:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agrilinea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta. Renzo Angelini, Bayer CropScience. «Il progetto editoriale è nato dai risultati di un’indagine Eurisko in collaborazione con l’Università di Milano. Ne è emerso che il 71% degli italiani vorrebbe consumare prodotti italiani ma nello stesso tempo l’82% non sa nulla del prodotto prima che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=216&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.agrilinea.tv/direttatv/4mar09-bayer-pavia/" target="_blank"><img src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/4mar09-bayer-pavia/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca per la pagina della diretta</p></div>
<p><span style="color:#993300;"><span style="font-size:large;font-family:Times New Roman;">Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Renzo Angelini, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Bayer CropScience. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«Il progetto editoriale è nato dai risultati di un’indagine Eurisko in collaborazione con l’Università di Milano. Ne è emerso che il 71% degli italiani vorrebbe consumare prodotti italiani ma nello stesso tempo l’82% non sa nulla del prodotto prima che questo arrivi sulla tavola. Finora sono usciti 7 titolo sulle colture strategie con oltre 230 autori coinvolti. L’obiettivo è quello di superare la faglia che c’è sulla percezione sbagliata dell’agricoltura e l’informazione corretta». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Aldo Ferrero, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Università degli Studi di Torino. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">« </span><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">In questo volume sono state esaminate in modo sintetico, ma completo, le caratteristiche botaniche, le esigenze, la fisiologia della pianta, la ricerca genetica e le più aggiornate tecniche di coltivazione. Una parte importante dell’opera è stata dedicata agli aspetti storici, artistici, ambientali e paesaggistici, nonché alle tradizioni musicali e religiose legate a questa </span><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">coltura. Ampio spazio è stato riservato alla trattazione della lavorazione industriale, delle diverse forme di utilizzazione, delle proprietà nutrizionali e delle tradizioni gastronomiche. In chiusura è stato inserito un approfondito esame della risicoltura nella realtà europea e mondiale, sottolineando le caratteristiche, gli aspetti critici e le prospettive da un punto di vista della produzione e del mercato. L’opera, realizzata da 56 autori scelti tra i maggiori specialisti delle diverse tematiche considerate, è stata sviluppata con un linguaggio accessibile a tutti, ma scientificamente preciso, e arricchita da un elevato numero di illustrazioni, schemi e riquadri con richiami ai testi, in modo da rendere agevole la comprensione degli argomenti trattati</span><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Nguu Van Nguyen, Segretario esecutivo Commissione internazionale per il Riso della </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">F.A.O., Roma. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«</span><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Il ruolo della Fao è quello di stimolare la consapevolezza della coltura del riso non solo dal punto di vista alimentare ma anche per quanto riguarda la conservazione dell’ambiente. Questo libro rappresenta un momento di continuità con l’Anno internazionale del riso. Oltre 3 miliardi di persone dipendono dal riso come unica fonte alimentare. La popolazione cresce, le risorse di terra e acqua sono in calo, pertanto è estremamente necessario mettere il massimo delle risorse nello sviluppo di questa coltura</span><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">».</span><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Antonio Tinarelli, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">specialista agronomo, Vercelli. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«</span><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">L’origine del riso in Italia viene attribuita a molti: agli aragonesi, alle tribù marinare, alle truppe di Carlo Magno. Il primo documento lo si ritrovò a Firenze: vi era scritto che un agricoltore chiese al questore di poterlo coltivare a Pisa. Un altro documento importante legato al riso risale agli Sforza. Tutta Italia ebbe modo di coltivare il riso, fatta esclusione dell’Umbria, Liguria, Alto-Adige e della Val d’Aosta. Questa coltura si sviluppò laddove l’acqua era perenne e continua</span><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">».</span><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"> </span></p>
<p><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Mariangela Rondanelli, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Università degli Studi di Pavia.</span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«Il riso è un prodotto dietetico che la natura ci offre. È consumato da oltre il 50% della popolazione. E’ il cereale più digeribile e un nutriente essenziale per il nostro benessere psico-fisico. Contiene aminoacidi essenziali per il nostro organismo e gli acidi grassi. Il riso è il primo cereale che viene introdotto nell’alimentazione dei bambini e può essere assunto dai soggetti celiaci. La scienza della nutrizione sta studiando come alcuni componenti presenti nel chicco di riso abbiano degli effetti benefici sull’organismo».</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Piercarlo Grimaldi, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Università degli Studi di Pollenzo (CN).</span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«Il riso ha lo stesso modello simbolico del grano, con le sue pratiche rituali. Un ruolo che negli ultimi tempi che si sta riscoprendo».</span><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Emilio Jona, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Centro Regionale Etnografico Linguistico, Rivoli (TO).</span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«La coltura del riso è accompagnata dal canto, rimasto vivo fino agli anni ’70. Al contrario di altri casi, il canto che accompagna il lavoro delle mondine è rimasto vivo, perché aveva una precisa funzione: alleviare la fatica, rallegrare il lavoro, fare propaganda politica. Ricordiamoci che le mondine hanno vinto per prime la battaglia delle 8 ore. La tradizioni di questi canti è ricca e ricordano quelli dei soldati».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Enrico Terrone, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Università del Piemonte Orientale, Vercelli. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«Nei film simbolo “<em>Riso amaro</em>” e “<em>La risaia”</em> <span> </span>emergono due aspetti. Il passaggio del tempo, la risaia è un paesaggio cinematografico, e la centralità dei personaggi femminili che nei film degli anni ’50 non era un aspetto così scontato».</span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Adriano Canever, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Riso Gallo S.p.A., Robbio (PV). </span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«Il risone non è alimentare, per renderlo tale è necessario sbucciarlo e sgusciato, la cosiddetta sbianca tura del riso. Oggi tutto questo è fatto con meccanismi meccanici, il riso dunque rimane naturale. Sono state diverse le innovazioni che hanno interessato il riso, fra cui i risi di facile e rapida cottura per evitare di farlo scuocere».</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">Mauro Grepp</span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">i, Università degli Studi di Milano.</span></strong><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;">«L’acqua un elemento fondamentale sul territorio. Se l’acqua non viene distribuita nei campi va a finire dei fossi, dunque è sprecata. L’irrigazione è importantissima nella gestione nel territorio, la Pianura Padana ne ha un contributo fondamentale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Davide Papotti, Università degli studi di Parma</span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">«I paesaggi del riso sono tra i più riconoscibili nella nostra campagna. Uno dei punti di forza dei paesaggi risicoli è la potenzialità di divenire elemento di attrazione turistica».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Giuseppe Bogliani, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Università degli Studi di Pavia.</span></strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">«La diffusione della risicoltura è andata di pari passo con la riduzione delle zone paludose. Le risaie hanno indotto dei cambiamenti peculiari: la vegetazione e la fauna surroga quelle delle aree palustre ma la arricchisce e introduce elementi nuovi. Negli ultimi anni assistiamo a un crollo delle popolazioni di alcune specie. E’ ineluttabile tutto questo? Il valore ambientale della risaia è stato riconosciuto anche a livello europeo. Penso sia possibile studiare delle tecniche per riportare la risaia al suo ruolo di grande serbatoio della biodiversità». </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Elisabetta Lupotto, </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">C.R.A.,Vercelli. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">«Dietro alla pianta riso c’è un immenso tesoro di biodiversità genetica. Il riso ha un genoma estremamente plastico e popola tutti gli areali del mondo, pare che sono l’Antartide ne sia privo. E’ dalla Cina che abbiamo ottenuto la biodiversità che popola il nostro riso: da quell’aria arriva il germoplasma che utilizziamo per fare le nostre varietà. Oggi dobbiamo andare verso un incremento di resa produttiva, un obiettivo non facile. Abbiamo anche altre esigenze: miglioramento della qualità del granello, precocità del ciclo culturale, resistenza alle malattie, soprattutto brusone, e stress ambientali. Oggi abbiamo un riso di elevata qualità ma dobbiamo rafforzare la genetica perché dobbiamo confrontarsi con un mercato globale».</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:#231f20;font-family:&quot;"><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Roberto Magnaghi, presidente </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Ente Nazionale Risi, Milano. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">«L’Ente Risi è stato istituito nel 1931 che ha il merito di aver creato un mercato. Non più una risicoltura legata al territorio ma avevamo bisogno di crescere e quindi creare nuovi mercati. L’Ente Risi ha dovuto adattarsi alle esigenze della filiera. Siamo riusciti a dare alla risicoltura italiana un ruolo di rilevanza, distinguendo il nostro prodotto dalle commodity».</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Massimo Manieri, Art. </span></strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">«Affianchiamo Bayer nel suo compito di comunicazione. Lo sforzo più grande è uscire dal perimetro di chi opera in questo settore per portarlo al consumatore, a chi tutto il giorno acquista un prodotto».</span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">Nguu Van Nguyen, Segretario esecutivo Commissione internazionale per il Riso della </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">F.A.O., Roma.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">«Il riso non è una coltura è un sistema, coltivare riso vuole dire persone, macchine, ambiente, fauna. Il libro che presentiamo oggi ben sottolinea questi aspetti che riguardano la tutela del territorio e degli ecosistemi. E si ribadisce la cosa più importante: il riso è indispensabile per l’alimentazione di metà dell’alimentazione del mondo. E’ necessario diffondere questa informazione per far crescere la consapevolezza di questi problemi».</span></p>
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<p><strong> </strong></p>
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		<title>19/02/2009 &#8211; In diretta da Foggia: “L’innovazione in orticoltura”</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 11:56:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta. Renzo Angelini, Bayer CropScience. «Gli italiani preferiscono mangiare prodotti nazionali, ma si lamentano di non conoscere sufficientemente il prodotto prima che arrivi sulla tavola. Ed è questo che ci ha convinto a investire nella collana editoriale “Coltura&#38;Cultura”. Con il di revisione europeo delle sostanze [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=207&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/19feb09-bayer-foggia/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /><p class="wp-caption-text">Clicca per la pagina della diretta</p></div>
<p><span style="color:#993300;"><span style="font-size:large;font-family:Times New Roman;">Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta.</span></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><span style="font-size:large;font-family:Times New Roman;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Renzo Angelini, Bayer CropScience. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Gli italiani preferiscono mangiare prodotti nazionali, ma si lamentano di non conoscere sufficientemente il prodotto prima che arrivi sulla tavola. Ed è questo che ci ha convinto a investire nella collana editoriale “Coltura&amp;Cultura”. Con il <span> </span>di revisione europeo delle sostanze utilizzate per i prodotti fitosanitari rischiamo di mettere in discussione la protezione delle culture in Italia e in Europa. Ricordiamo però che in Italia i livelli di sicurezza alimentare sono i più elevati al mondo. Nei primi 4 mesi dell’anno Bayer CropScience presenta 6 nuovi prodotti che rispondono alle esigenze della filiera e del consumatore».</span></span></span></span></p>
<p><span style="color:#993300;"></span></p>
<p><span style="color:#993300;"></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Marcello Martino, Assodaunia. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«La nostra è una Op con una </span><span class="testo1"><span style="font-size:11pt;color:black;font-family:&quot;">base sociale rappresentata sia da cooperative di produttori che da coltivatori singoli, che operano soprattutto sul territorio della provincia di Foggia, ma anche in altre zone della Puglia e di altre regioni limitrofe. Le principali produzioni sono rappresentate dal pomodoro da industria e da ortaggi da consumo fresco, come broccoli, cavolfiori, finocchi e tante altre verdure autunno/invernali, oltre ai pomodori da mensa. </span></span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Partecipiamo con altre 19 Op al Comitato tecnico di coordinamento delle Op dell’Italia meridionale, fra i cui compiti c’è quello di aggiornare annualmente il disciplinare unico di produzione del pomodoro, cercando di soddisfarere sia le industrie di trasformazione che gli agricoltori».</span></span></span></p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agrilinea.wordpress.com/207/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agrilinea.wordpress.com/207/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=207&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>17/02/2009 &#8211; In diretta da Parma: &#8220;L&#8217;innovazione in orticoltura&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 14:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agrilinea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta. Renzo Angelini, Bayer CropScience. «Non ci limitiamo a lanciare un nuovo prodotto, ma a comunicare le eccellenze italiane, che sono patrimonio di tutti. In Italia i livelli di sicurezza alimentare sono i più elevati al mondo. Chi mangia italiano, mangia prodotti sicuri. Da un’indagine [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=189&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/17feb09-bayer-parma/clicktoview_blog.jpg" alt="" width="400" height="227" /></p>
<h2 style="margin:auto 0;"><span style="color:#993300;"><span style="font-size:large;font-family:Times New Roman;">Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta.</span></span></h2>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;"><strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;"><strong>Renzo Angelini, Bayer CropScience.</strong> </span></span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;">«Non ci limitiamo a lanciare un nuovo prodotto, ma a comunicare le eccellenze italiane, che sono patrimonio di tutti. In Italia i livelli di sicurezza alimentare sono i più elevati al mondo. Chi mangia italiano, mangia prodotti sicuri. Da un’indagine emerge che oltre l’80% dei consumatori non conoscere la storia del prodotto prima che arrivi in tavola. Per questo è nata la nostra collana “Coltura&amp;Cultura”, che vede la collaborazione di 300 autori. In futuro tratteremo il tema delle colture orticole: il pomodoro, le patate. </span></span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;">Nei primi 4 mesi dell’anno Bayer CropScience presenta 6 nuovi prodotti che rispondono alle esigenze della filiera e del consumatore».</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">
<div></div>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Francesco Zambreri, esperto settore orticolo. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Sappiamo che un melone è buono e commerciabile quando ha 13 gradi brix. Se i gradi brix sono di meno, la qualità non è buona.<span> </span>La produzione italiana di meloni è una produzione di massa, orientata alle quantità più che alla qualità. La qualità del melone si ottiene mediante un grado brix alto. Gli errori degli agricoltori sono: non avere rotazione, irrigare molto e fare strategie produttive sbagliate, come eccedere con l’azoto. La quantità giusta per fare meloni di qualità è di circa 300 quintali».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Duccio Caccioni. Caab Bologna. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Il consumo di ortofrutta in Italia, come in Europa, è diminuiti negli ultimi anni. Ora abbiamo dei piccoli segnali di aumento, comunque molto interessanti. Dai mass media arrivano messaggi terrorizzanti per i consumatori. L’Organizzazione mondiale della sanità consiglia di consumare 400 grammi di frutta e verdura al giorno, perché aiutano a prevenire alcuni tipi di malattia e a combattere i radicali liberi.<span> </span>Ma quando vengono dati questi messaggi, il consumatore ne è terrorizzato. Nel Mercato di Bologna facciamo 100mila analisi ogni anno ai prodotti che transitano nella nostra struttura. La qualità dei prodotti italiani è ottima». </span></span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Patrizia Della Valle, responsabile qualità Solana. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Solana è un’industria che trasformata pomodoro nata nel 2003. Produciamo prevalentemente dei derivati di pomodoro per l’industria. Per la nostra azienda è molto importante la sanità della bacca e nello stesso tempo ci viene sempre più richiesto che non ci siano residui di fitofarmaci. Dalla mia esperienza ritengo che gli agricoltori sono molto rispettosi dei disciplinari, cercando di fare il meglio nella produzione di pomodoro, anche se la situazione è molto critica, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto economico».</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Maurizio Gardini, presidente Conserve Italia (intervista telefonica). </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Il comparto del pomodoro va un po’ meglio di altri, anche perchè è un prodotto basico che costa relativamente poco. Quando un’azienda deve tagliare i costi, si riduce l’innovazione e la ricerca. Noi invece stiamo continuando nella ricerca del pomodoro. Il marchio è ancora molto importante per dare un valore aggiunto alla filiera. Al consumatore dico di fidarsi dei prodotti italiani, in particolare di quelli di marca che aiutano a sostenere il Paese e poi di diffidare dai prodotti che costano troppo poco. Sono convinto che nonostante la crisi economica, attraverso il percorso di valorizzazione della filiera, si possa salvaguardare il futuro degli agricoltori».</span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Filiberto Mazzanti, Consorzio delle buone idee. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Anche la patata, come il pomodoro, è un alimento buono e a buon prezzo. La produzione nazionale si aggira sui 2 milioni di tonnellate, di cui 400mila quelle novelle. La produzione europea da sette anni attesta si 50 milioni di tonnellate. Lo scorso anno è stato l’Anno internazionale della patata, voluto dalla Fao. E’ stata sposata la patata alla sua capacità di essere l’alimento primario per un miliardo di base. È la quarta coltura a livello mondiale. Fondamentale nella sua coltura è partire da varietà importanti e che si collochi bene nel territorio. <span> </span>Con il nostro prodotto Selenella, ci siamo inventati la “patata intelligente”. E’ importante gestire<span> </span>il giusto valore delle produzioni per salvaguardare le nostre imprese. Serenella, che ha un prezzo non alto ma giusto, fa da elemento di traino anche a una valorizzazione qualitativa del comparto pataticolo». </span></span></p>
<div></div>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Carlo Giani, vicepresidente Unapa. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">« Unapa rappresenta più di due milioni di quintali di patate Siamo specializzati sulla patata industriale. Riuscire a valorizzare un prodotto poverissimo come la patata. In Italia purtroppo non abbiamo semi di patate, dipendiamo totalmente dagli esteri e questo è un condizionamento enorme». </span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Vitangelo Magnifico, Cra di Bari (intervista telefonica). </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«La ricerca sta facendo qualcosa per l’orticoltura, anche se meriterebbe una maggiore attenzione. La parte più rilevante la fa la ricerca privata perché necessitano ingenti investimenti, che mira soprattutto alla differenziazione e qualità. Il consumatore italiano è un privilegiato, perché dispone di una grande varietà di prodotti con residui vicino allo zero. La lotta integrata ci fa ottenere prodotti di altissimo livello».</span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Luigi Tarozzi, Nuhmens. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Il concetto di innovazione è insito nella mission della nostra società. Produciamo varietà innovative che creino un valore aggiunto non solo per chi produce ma anche per il consumatore. Abbiamo introdotto il “multileaf” nella lattuga, che ottiene una densità superiore rispetto alle solite varietà. Il nostro pomodoro “Intense”, una novità che stiamo lanciando, è stato premiato come innovazione a FruiLogistica 2008».</span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Carlo Risi, Bayer CropScience. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">“Volare” è un nuovo fungicida per il contenimento della peronospora fogliare delle principali colture orticole. Massima protezione contro la peronospora. Alla base ci sono due principi attici: fluopicolide e propamocard, che insieme permettono il controllo della peronospora. La vera novità è la sostanza attiva flupicolide e il suo nuovo meccanismo d’azione. I principi attivi presenti finora sul mercato andavano ad agire sulla cellula, nessuno andava invece ad agire, come la fluopicolide, sulla membrana della cellula. Fluopicolide è sia preventivo che curativo, agisce su diversi stadi dello sviluppo del fungo. Propamocarb è il partner ideale della fluopicolide. È un fungocidia sistemico, mostra un’azione sia preventiva che curativa. Tanti i vantaggi di questo prodotto: ha efficacia su tutte le peronospora, ha una lunga durata d’azione, agisce per contatto e translaminare, ottima copertura, assorbimento rapido e un’ottima classificazione tossicologica, il prodotto può infatti essere usato senza patentino</span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Carlo Giani, vicepresidente Unapa. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">« Unapa rappresenta più di due milioni di quintali di patate Siamo specializzati sulla patata industriale. Riuscire a valorizzare un prodotto poverissimo come la patata. In Italia purtroppo non abbiamo semi di patate, dipendiamo totalmente dagli esteri e questo è un condizionamento enorme». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">
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<div></div>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Valentino Testi, Consorzio Fitosanitario di Parma. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Peronospora più temibile malattia del pomodoro perché distruttiva. Nelle annate in cui compare in modo aggressivo, la pianta è compromessa. Tutto il pomodoro coltivato in Emilia Romagna viene difeso seguendo la produzione integrata. Dobbiamo avvalerci di strumenti per prevenire la malattia: un monitoraggio che consente di verificare la presenza di sporangi del fungo. Per poter prevedere in modo sicuro in cui c’è o meno il rischio della malattia utilizziamo un modello realizzato dal Servizio fitosanitario della Regione». </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agrilinea.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agrilinea.wordpress.com/189/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=189&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>12/02/2009 &#8211; In diretta da Canicattì: &#8220;La peronospora nei vigneti italiani&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 10:38:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta. Roberto Bartolini, Il Sole 24 Ore Business Media. «Il vino italiano sta conoscendo un grosso successo nel mondo. È la seconda voce del nostro agroalimentare, la prima come esportazione. La filiera deve andare nella stessa direzione per una maggiore qualificazione di questo prodotto. In [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=158&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agrilinea.tv/direttatv/12feb09-bayer-canicatti/" target="_blank"><span style="color:#993300;"><img class="alignnone" src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/12feb09-bayer-canicatti/clicktoview_blog.jpg" alt="" width="400" height="227" /></span></a></p>
<h2><span style="color:#993300;">Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta.</span></h2>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>Roberto Bartolini, Il Sole 24 Ore Business Media.</strong> </span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Il vino italiano sta conoscendo un grosso successo nel mondo. È la seconda voce del nostro agroalimentare, la prima come esportazione. La filiera deve andare nella stessa direzione per una maggiore qualificazione di questo prodotto. In particolare, uno spazio sempre più importante lo sta occupando il comparto dell’uva da tavola. Per qualificarsi sempre più è necessario Innovare, organizzarsi e prima di tutto informarsi. </span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Bayer CropScience con questi incontri vuole riunire tutti i protagonisti della filiera vitivinicola. Parlare di peronospora qui in Sicilia è importante, malattia recente per questa regione: fino al 2005 infatti questo patogeno non era un problema».</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>Renzo Angelini, Bayer CropScience. </strong></span><a name="OLE_LINK1"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Vogliamo far conoscere l’agricoltura nella sua vera essenza. Una nuova direttiva europea porterà a un’ulteriore selezione dei prodotti utilizzati in agricoltura, ma i livelli qualitativi italiani sono i migliori al mondo. L’impiego oculato e selezionato della chimica vuole garantire un’ulteriore sicurezza verso i consumatori. Difendere le produzioni italiane non significa tutelare solo l’agricoltura ma anche il made Italy. La chimica vuole andare in soccorso della sicurezza alimentare. L’obiettivo di una multinazionale come Bayer CropScience oggi coincide con la sicurezza alimentare del consumatore».</span></a></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Attilio Scienza, Università di Milano</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Vorrei sottolineare il ruolo della scienza e del progresso per lo sviluppo della viticoltura. Se non ci fosse la ricerca, malattie come la peronospora e oidio non lascerebbero scampo alla vite. La ricerca effettuata sui vitigni siciliani sta portando allo sviluppo dei vini di quest’isola. C’è chi rifiuta l’approccio scientifico. Dobbiamo per forza ricorrere ai fitofarmaci, le vite europee non possono cavarsela. La peronospora si è fatta conoscere due anni fa anche in Sicilia, dimezzando la produzione. Chi propone tecniche alternative, come il biodinamico, non sa in quali rischi mette il produttore di uve e vino. Bisogna stare attenti a questi comportamenti devianti. Sono in sperimentazione in questi anni alcuni prodotti che non agiscono sul fungo direttamente ma stimolano la pianta a reagire contro il fungo. Produrre qualità di vite vinifera resistente alle malattie».</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Filippo Antonio Buttafuoco, Cantine Settesoli. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Oggi la Cantine Sottesoli conta 6.500 ettari e oltre 2mila soci. E’ dunque una grande realtà, dove tutto è progetto per fare qualità. Fin dalla sua fondazione, sono stati istituiti ben cinque campi sperimentali per studiare le nuove varietà da inserire nel nostro territorio. La dimensione media dei nostri soci è di 3 ettari circa, distribuiti soprattutto nei comuni di Menfi e Santa Margherita. Da sempre ci poniamo l’obiettivo della qualità. La nostra produzione è di 550mila quintali, di cui oltre il 60% lo esportiamo, annualmente produciamo 20 milioni di bottiglie».</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Andrea Lonardi, Gruppo Italiano Vini.</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Siamo presenti in Sicilia con la Tenuta Rapitalà. Produciamo annualmente 3 milioni di bottiglie. L’azienda si trova vicino ad Alcamo, nella provincia di Palermo, e coltiviamo tutti gli autoctoni siciliani. Oggi il sistema vitivinicolo non si può permettere di non fare reddito. Per questo occorre dinamicità. Tutte le aziende hanno bisogno di programmazione viticola e calcolare bene i costi. Per noi il viticoltore è il fondamento sul quale costruiamo la nostra azienda. Le organizzazioni italiane sono chiamate, anche nell’ottica dell’Ocm vino, ad una riorganizzazione generale, la filiera deve essere corta e flessibile e soprattutto non riversa i problemi sulla vendita del vino sul viticoltore e sul prezzo delle uve».</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Gianfranco Lombardo, Tasca D’Almerita.</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«La missione dell’azienda della famiglia Tasca è produrre le migliore uve e vini, espressione della natura. L’azienda nasce nel cuore della Sicilia, oltre 500 ettari, di cui 400 vitati. Fra i diversi investimenti, da segnalare nel 2000 l’azienda ha acquistato nelle isole Eolie una tenuta dove produce la malvasia e un passito tipici dell’isola. La nostra azienda gestisce dunque territori diversi, con problematiche diverse. L’agronomo in questo caso deve avere una visione più aperta possibile. Per quanto riguarda l’aspetto della difesa, l’andamento climatico è di fondamentale importanza e c’è una programmazione di base che poi viene aggiustata in base alle condizioni che si vengono a creare. La vocazionalità del territorio e la gestione sono aspetti fondamentali per produrre il meglio. L’azienda ha molto investito anche per quanto riguarda la sicurezza degli operatori. L’azienda produce circa 3 milioni di bottiglie con ampia gamma di vini ed esportiamo all’estero il 40% della nostra produzione».</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><br />
</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Carmelo Giarracca,</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Co.r.agro.</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Come si misura la qualità di un prodotto? Sicuramente partendo dall’aspetto visivo, importantissime sono le caratteristiche organolettiche: sapore, croccantezza ed aromia Solo sfruttando bene le potenzialità del territorio si possono ottenere produzioni di qualità. La qualità non può prescindere da altri aspetti: rispetto dell’ambiente e rispetto del consumatore. Su quest’ultimo aspetto mi preme dire che la Gdo si sofferma maggiormente sul numero delle certificazioni piuttosto che la tossicità dell’agrofarmaco».</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Giacomo Luigi Buzzi, Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste.</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«L’Assessorato all’Agricoltura della Sicilia ha attivato un servizio dinamico sulle previsioni metereologi che a disposizione degli agricoltori, che vengono avvisati tramite sms».</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Giuseppe Marano, Osservatorio per le Malattie delle Piante di Acireale.</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«Per quanto riguarda il processo di revisione delle sostanze utilizzate per gli agro farmaci, si stima che le circa mille sostanze utilizzate dal ’93 scenderanno a un terzo. In totale sono 217 le sostanze confermate, 91 quelle che verranno analizzate in tempi brevi e 703 quelle eliminate. In Italia sono 170 le sostanze revocate nel nostro territorio. Il processo di revisione è agli sgoccioli e si completerà entro quest’anno. Deve esserci una sinergia fra pubblico e privato per utilizzare nel modo migliore le sostanze rimaste».</span></span></p>
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<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Roberto Piombo, BayerCropScience.</span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">«La caratteristiche di ‘R6 erresei Albis’ è il principio attivo, la fluopicolide che appartiene a una nuova famiglia chimica degli </span><em><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Acilpicolidi. </span></em><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Si tratta di un nuovo meccanismo d’azione. Va a interferire sulla stabilità della membrana cellulare, spostando delle proteine della membrana che, rimuovendosi, alterano la stabilità del citoscheletro che si devitalizza. Il principio attivo non presenta resistenza incrociata con altri peronosporici presenti sul mercato. L’attività principale si esplica nelle fase iniziali, in fase di germinazione e poi anche sullo sviluppo del micelio e sulla sporulazione. Sulla pianta si fissa sulla cuticola del pampino, una parte di sostanza attiva ha proprietà translaminari e dimostra anche attività sistemica. La dose d’impiego è di 2,5-3 chili per ettaro, tre trattamenti ammessi e 28 giorni di intervallo di sicurezza. E’ un prodotto di doppia componente sistematica che consente una lunga durata di azione, dimostrata nelle prove sperimentali. Ha una grande resistenza al dilavamento».</span></span></p>
<p class="MsoNormal">
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agrilinea.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agrilinea.wordpress.com/158/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=158&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>10/02/2009 &#8211; In diretta da Bari: &#8220;La peronospora nei vigneti italiani&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:39:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta. Renzo Angelini, Bayer CropScience. “Bayer ha una finalità economica la può perseguire con l’attenzione al cliente, che è l’agricoltura. L’italia ha i livelli di qualità di sicurezza alimentare più alti al mondo, oggi ha a rischio la sua agricoltura. A Bruxelles la chimica ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=139&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.agrilinea.tv/direttatv/10feb09-bayer-bari/" target="_blank"><img src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/10feb09-bayer-bari/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca per la pagina della diretta</p></div>
<h2><span style="color:#993300;">Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta.</span></h2>
<p><span style="font-size:11pt;line-height:110%;font-family:&quot;"><strong>Renzo Angelini, Bayer CropScience.</strong> <span style="font-size:11pt;line-height:110%;font-family:&quot;">“Bayer ha una finalità economica la può perseguire con l’attenzione al cliente, che è l’agricoltura. L’italia ha i livelli di qualità di sicurezza alimentare più alti al mondo, oggi ha a rischio la sua agricoltura. A Bruxelles la chimica ha subito un’ulteriore riduzione: le sostanze utilizzate per gli agrofarmaci passeranno da 1.300 passeranno a 200. </span><span style="font-size:11pt;line-height:110%;font-family:&quot;">Bayer vuole fare cultura per stringere quella forbice tra la percezione e la realtà dell’agricoltura. Il progetto di comunicazione “Coltura&amp;Cultura” vuole condividere una conoscenza <span> </span>attraverso la collaborazione di oltre 230 autori tra i più qualificati”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;line-height:110%;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;">Attilio Scienza, Università di Milano.</span></span></strong><span style="font-size:11pt;line-height:110%;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;">“E’ molto importante il ruolo della scienza nel progresso della viticoltura. Eppure negli ultimi tempi non esiste molta sfiducia nei confronti della scienza, si tende a sottolinearse soprattutto gli aspetti negativi. Ma la soluzione non sono le tecniche alternativa come la biodinamica. un’antica frattura tra il mondo della produzione e mondo della comunicazione. Bisogna allora informare il consumatore di come si produce l’uva”.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;line-height:110%;font-family:&quot;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Giuseppe Lamacchia, Ice Puglia e Basilicata. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">“Negli anni i consumi pro-capite sono diminuiti. Nel ’95 il consumo medi pro-capite era di 120 litri, mentre nel 2007 sono scesi a 47 litri . L’export ha mantenuto integri i volumi nonostante il calo produttivo. Il valore del vino è in costante crescita. Circa il 40 per cento di quello che si produce in Italia trova collocazione nei mercati esteri. Nel 2001 per la prima volta l’export del prodotto vitivinicolo imbottigliato ha superato il volume dello sfuso. Nel 2002 il vino diviene la principale voce del paniere italiano nel paniere degli italiani. Nel 2003 l’America diviene il mercato di riferimento per l’export del vino italiano. Prioritario per l’Ice è sostenere la leadership del vino italiano nel mondo, realizzando un’azione incisiva nei Paesi target. L’Unione europea ha il 50% dei flussi dell’export del vino italiano, segue il mercato Nord-Americano”.</span></span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Roberto Della Casa, Università di Bologna. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">“Abbiamo due opportunità: il grande futuro dell’ortofrutticoltura del mondo sono le innovazioni varietali, sui brevetti si gioca gran parte del futuro delle mele e del kiwi sfortunatamente nella mani di straniere. Nell’uva da tavola c’è tantissimo nella ricerca che si può fare. La seconda opportunità è la rivoluzione del lusso accessibili: la crisi <span> </span>economica avrà un impatto sulle aspettative dei consumatori, che in futuro punteranno su piccole soddisfazioni giornaliere. E allora un prodotto pratico come l’uva potrebbe diventare un prodotto che dà sensazioni uniche”. <span> </span><span> </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Donato Antonacci, CRA-UTV Turi. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">“Con la collaborazione dell’’Università di Foggia sta per partire un progetto che prevede l’utilizzo dell’uva da tavola nella quarta gamma. L’uva da tavola, infatti, è un prodotto che si presenta bene per questo scopo”. </span></p>
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<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Giacomo Suglia. Associazione Pugliese Esportatori Ortofrutticoli. </span></strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">“Ci sono grosse opportunità dal punto di vista dei finanziamenti per quelle aziende che si uniscono per vendere bene. Finanziamenti che stiamo perdendo perché non ci fidiamo di noi. Serve più attenzione da parte della politica verso il nostro settore. E’ importante poi sapere come si muove il mercato che chiede non solo innovazione varietale ma anche rinnovo dei mezzi di produzione e rispetto per l’ambiente”. </span></p>
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<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Roberto Piombo, BayerCropScience. </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">“</span></strong><span>Caratteristiche di ‘R6 erresei Albis’ è il principio attivo, la fluopicolide che appartiene a una nuova famiglia chimica degli Acilpicolidi. </span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Si tratta di un nuovo meccanismo d’azione. Va a interferire sulla stabilità della membrana cellulare, spostando delle proteine della membrana che, rimuovendosi, alterano la stabilità del citoscheletro che si devitalizza. Il principio attivo non presenta resistenza incrociata con altri peronosporici presenti sul mercato. L’attività principale si esplica nelle fase iniziali, in fase di germinazione e poi anche sullo sviluppo del micelio e sulla sporulazione. Sulla pianta si fissa sulla cuticola del pampino, una parte di sostanza attiva ha proprietà translaminari e dimostra anche attività sistemica. La dose d’impiego è di 2,5-3 chili per ettaro, tre trattamenti ammessi e 28 giorni di intervallo di sicurezza. E’ un prodotto di doppia componente sistematica che consente una lunga durata di azione, dimostrata nelle prove sperimentali. Ha una grande resistenza al dilavamento”.<strong></strong></span></p>
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			<media:title type="html">Clicca per la pagina della diretta</media:title>
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		<title>In diretta da Siena: &#8220;La peronospora nei vigneti italiani&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 11:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agrilinea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta. Renzo Angelini, Bayer CropScience. «Una normativa europea porterà un&#8217;ulteriore riduzione di sostanze utilizzate per gli agrofarmaci: da 1300 passeranno a 200. Questo comporterà  una forte difficoltà per la difesa delle colture nel futuro. Nei prossimi anni Bayer presenterà 10 nuove molecole e nel primo semestre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agrilinea.wordpress.com&amp;blog=5940854&amp;post=117&amp;subd=agrilinea&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.agrilinea.tv/direttatv/5feb09-bayer-siena/" target="_blank"><img src="http://www.agrilinea.tv/direttatv/5feb09-bayer-siena/clicktoview_blog.jpg" alt="Clicca per la pagina della diretta" width="400" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca per la pagina della diretta</p></div>
<h2><span style="color:#993300;">Di seguito pubblichiamo una sintesi di alcuni interventi, aggiornati in diretta.</span></h2>
<div><span style="color:#993300;"> </span></div>
<div><span style="color:#993300;"><span style="color:#000000;"><strong>Renzo Angelini, Bayer CropScience.</strong> «Una normativa europea porterà un&#8217;ulteriore riduzione di sostanze utilizzate per gli agrofarmaci: da 1300 passeranno a 200. Questo comporterà  una forte difficoltà per la difesa delle colture nel futuro. Nei prossimi anni Bayer presenterà 10 nuove molecole e nel primo semestre di quest&#8217;anno saranno presentati 6 nuovi nostri prodotti. L&#8217;obiettivo di Bayer è quello di dare all&#8217;agricoltura possibilità di competitività economica. Se possiamo investire il 10% del nostro fatturato in ricerca è merito degli agricoltori. Siamo molto preoccupati per il futuro della viticoltura italiana ed europea. Attraverso la comunicazione vogliamo avvicinare alla realtà, spesso infatti si ha solo una percezione dell&#8217;agricoltura. La chimica è indispensabile per il sostentamento della popolazione mondiale. Dobbiamo allora mettere la ricerca al centro del futuro. Bayer è una multinazionale che non ha solo finalità economiche, ha anche un codice etico: preoccuparsi anche della comunità del Paese in cui opera».</span></span></div>
<div><span style="color:#993300;"><span style="color:#000000;"> </span></span></div>
<div><span style="color:#993300;"><span style="color:#000000;"><strong>Attilio Scienza, Università di Milano. </strong></span><span style="color:#000000;">«Abbiamo di fronte la prospettiva della riduzione drastica degli agrofarmaci in agricoltura. La vite non è il settore più danneggiato, ma la difesa sarà più difficile. C&#8217;è sfiducia nei confronti della scienza e si pensa soprattutto agli aspetti negativi. I trattamenti antiparassitari sono necessari? Se si vuole fare della qualità a prezzi ragionevoli non si può rinunciare a questi trattamenti. </span><span style="color:#000000;">La ricerca sta percorrendo diverse strade, fra cui uno studio sul dna della vite e quella di inventare un prodotto che riesca a far reagire la pianta contro il fungo. E poi il miglioramento delle tecniche di distribuzione che consentono di risparmiare il 50% del prodotto, e macchine che riescono a valutare il rischio della malattia e a intervenire di conseguenza. </span><span style="color:#000000;">Le scelte biodinamiche sono un grande azzardo nella vita di un&#8217;azienda o di un viticolture. Abbiamo una faglia che interrompe il cammino del nostro vino dall&#8217;agricoltore al consumatore, rappresentato dall&#8217;incomunicabilità».</span></span></div>
<p><span style="color:#000000;"><strong>Agostino Brunelli, Università di Bologna. </strong>«Nonostante l&#8217;ampia disponibilità di molecole disponibili oggi, c&#8217;è uno spostamento verso un ritorno all&#8217;approccio di tipo preventivo che è quello che meglio risponde alle esigenze. Negli ultimi anni l&#8217;andamento della peronospora è molto altalenante. Abbiamo la possibilità di scegliere da un&#8217;ampia gamma di prodotti. Il &#8217;95 è stato uno spartiacque in questo senso: negli anni &#8217;80 avevamo un certo  modello di fungicidi, mentre dalla fine del decennio scorso c&#8217;è stata una cascata di nuovi arrivi di molecole che hanno completato il quadro di prodotti moderni».</span></p>
<div><span style="color:#000000;"><strong>Mauro D&#8217;Arcangelo, CRA-Unità di ricerca per la viticoltura, Arezzo. </strong>«Negli anni osserviamo che in Toscana le densità medie d&#8217;impianto utilizzate è aumentata. Da vigneti con 2.500 piante siamo passati a 5mila piante. Questa evoluzione mostra che la viticoltura è cambiata e dovrà adeguarsi anche la difesa. Il microclima che si viene a creare in questi vigneti sono ben diversi e la stessa base di attacco del patogeno è diversa. C&#8217;è dunque un aumento della superficie fogliare esposta. In Toscana l&#8217;ampleografia è soprattutto a bassa rossa, soprattutto Sangiovese».</span></div>
<div><span style="color:#000000;"><strong>Domenico D&#8217;Ascenzo, ARSSA Regione Abruzzo.</strong>«Anche l&#8217;Italia centrale viene colpita dalla peronospora. Nell&#8217;ultimo decennio la malattia è comparsa in modo acuto 4-5 volte. Negli ultimi anni abbiamo avuto delle primavere molto piovose, mentre a partire da giugno il clima migliora e la temperatura si alza. E&#8217; importante operare bene nel primo periodo di vegetazione della vite. Fondamentale è dunque la difesa effettuata che va dal germogliante alla post-fioritura. Importanti gli interventi preventivi, le previsioni del tempo oggi sono affidabili. Ci sono dunque delle condizioni per iniziare degli interventi là dove sono necessari, valutando il reale rischio della malattia. Le infezioni primarie sono spesso non dannose, ma è molto difficile rincorrere l&#8217;infezione, recuperare la sanità di un vigneto malato è molto spesso arduo per l&#8217;agricoltore. Vuol dire fare interventi più complicati, con un aumento dei costi non solo dal punto di vista economico ma ambientale. È necessario che il tecnico capisca a fondo le caratteristiche delle molecole, è necessario conoscere molto bene la chimica del prodotto per saperlo usare».</span></div>
<div><span style="color:#000000;"><strong>Egon Egger, fitopatologo. </strong>«La disponibilità di nuovi prodotti presuppone approfonditi studi sulle loro caratteristiche. Il problema è vedere dove organizzare queste prove. L&#8217;Italia è costituita da un&#8217;infinità di micro-ambienti diversi. La Toscana, considerata una regione a basso rischio di peronospora, per quanto riguarda la piovosità andiamo da 2mila millimetri a 400mila millimetri. Nella costa tirrenica abbiamo delle condizioni uguali a quelli della Sicilia. Le condizioni del terreno presuppongono tecniche culturali particolari. Nei vitigni italiani sono coltivati oltre 300 varietà con caratteristiche proprie. L&#8217;ecosistema è differenziato per quanto riguarda i parassiti stessi. I risultati di questi studi permettono la messa a punto di una strategia di difesa efficace, semplice  a garanzia della protezione dell&#8217;operatore, ambiente e consumatore. Anche da queste prove, realizzate in diversi ambienti, nonostante tutte queste caratteristiche la conclusione è sempre la stessa: al contrario di quello che abbiamo fatto fino a poco tempo, la difesa fa deve essere impostato preventivamente. Quello che abbiamo fatto in maggio si ripercuoterà su tutta la campagna. Tenendo conto delle condizioni meteorologiche abbiamo tutte le possibilità per impostare la difesa».</span></div>
<div><span style="color:#000000;"><strong>Roberto Piombo, Bayer CropScience. </strong>«Abbiamo realizzato più di 500 prove con &#8220;R6 Albis&#8221;. Il 2007 e 2008 sono stati anni caratterizzati da grande pressione peronosporica, oltre 50 prove effettuata da enti di ricerca, università, etc. Tutte queste prove vanno a confermare la strategia che proponiamo: applicazioni di &#8220;R6 Albis&#8221;a 2,5-3 chili ettaro, trattamenti ogni 14 giorni. Si è dimostrato selettivo su tutte le varietà dimostrate, non va a interferire con la maturazione delle uve, con i processi di vinificazione e con le caratteristiche organolettiche dei vini. Nessun problema dal punto di vista dell&#8217;esportabilità. Caratteristiche del prodotto: nuovo meccanismo d&#8217;azione, nessuna resistenza incrociata con gli altri prodotti presenti sul mercato, doppia componente sistemica, ottima resistenza al dilavamento, lunga durata di azione, ottima protezione sia del grappolo che delle foglie, stimolazione delle difese naturali, assenza di prodotti di contatto tradizionali nella formulazione e classificazione tossicologica favorevole».</span></div>
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